Vincitori IPIC 2018

1. Odi et Amo

€ 2.000,00

Categoria "Odi et Amo"

La giuria ha ritenuto di non assegnare questa sezione del premio. Al di là delle loro diverse qualità stilistiche e tecniche, i lavori presentati non sono apparsi sufficientemente originali e aderenti al tema proposto, probabilmente perché frutto di una selezione tra un repertorio di immagini già prodotte per altri scopi e non pensate espressamente per l'occasione. La giuria suggerisce di trasferire l'importo del premio di quest'anno a quello del prossimo, invitando i fotografi a uno sforzo più specifico di creazione e interpretazione

2. Il Ritratto

€ 1.000,00

1° Classificato: Giuseppe Cardoni 

Menzione speciale: Davide Pischettola

Tra tutte le tradizioni del ritratto fotografico (psicologico, sociale, ambientato, reportagistico...) la giuria ha scelto di premiare un lavoro che richiama la struttura più essenziale del genere, ossia la relazione diretta, collaborativa e conflittuale tra fotografo e soggetto. Il ritratto di pugile di Giuseppe Cardoni, dove  figura, in posa consapevole, riempie l'inquadratura della propria volontà di apparire, in dialogo con il fotografo che, consapevolmente, vi sovrappone la propria lettura, riecheggia i canoni del ritratto classico, da Nadar a Sander fino a Penn, e dimostra una grande padronanza di tecnica e linguaggio adeguati allo scopo.

La giuria attribuisce inoltre una menzione speciale al lavoro, di Davide Pischettola, che si colloca invece nella tradizione del ritratto reportagistico, per la grande capacità di previsualizzare e poi di controllare perfettamente l'equilibrio formale che regge il simbolismo evidente dell'immagine.

3. Storytelling

€ 1.000,00

1°classificata: Annalisa Natali Murri

Menzioni speciali: Annalisa Marchionna, Antonio Gibotta

Questa sezione del premio ha messo di fronte la giuria a diversi lavori di grande qualità, costringendola a una scelta difficile. La giuria ha scelto di interpretare il significato di questa sezione come capacità di raccontare una storia che non lo era, ovvero: una storia che non deriva dalla irruenza delle hard news, ma nasce dall'immersione del fotografo in un contesto che spetta a lui dotare di senso. Il lavoro di Annalisa Natali Murri crea la sua stessa narrazione partendo dal movimento delle persone, degli animali, delle cose che la fotografa incontra aggirandosi nel villaggio di Kraljevo, in Serbia, nei giorni di una festività cara alla comunità gitana; elementi messi in relazione fra loro in una struttura narrativa aperta, non sequenziale, che lascia al lettore la libertà, e anche il compito, di cercare i propri itinerari e di porre le proprie domande.

La giuria attribuisce inoltre due menzioni speciali.

Al lavoro di Annalisa Marchionna, per la sua capacità di rendere vivida e stagliata la personalità del suo soggetto, una anziana solitaria pescatrice  attraverso una scelta sapiente dei momenti della sua vita quotidiana.

E al reportage di Antonio Gibotta sui rifugiati siriani e afghani bloccati in Serbia, soprattutto per la sua capacità di evocare stilisticamente legami visuali emotivi e potenti fra un dramma del presente, quello dei profughi delle nuove guerre, e un immaginario del passato, i deportati della guerra mondiale.

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